domenica 16 ottobre 2011

Per manifestare pacificamente occorre un servizio d’ordine efficiente. Gli “indignados” stanno pensando a Mike Tyson

La domanda è: in quale paese viviamo se per manifestare democraticamente, pacificamente, indignatamente, incazzatamente dobbiamo per forza dotarci di un servizio d’ordine per tenere a bada i facinorosi e gli infiltrati violenti? Cosa siamo, una società di calcio che per reprimere le intemperanze degli ultras si affida alla sicurezza privata? Ché poi, se ci ragioniamo con un po’ di attenzione, ci accorgiamo che è come se San Francesco, quando si è recato da al-Malik al-Kamil, in segno di pace avesse portato con sé i Navy Seals. Questo è il paese dell’assurdo, e la schizofrenia da ex Pci viene pure da operatori dell’informazione che mai sospetteresti di tanta superficialità. Ieri sera, per commentare l’accaduto di Piazza San Giovanni, Bianca Berlinguer ne ha dette di tutti i colori ad alcuni indignados del Comitato 15 ottobre accusati, bontà sua, di “ingenuità”. E sapete perché? Perché se i liberi cittadini incazzati e indignati di ieri si fossero messi sotto l’ombrello di un partito o di un sindacato questi, con i loro servizi d’ordine, avrebbero potuto sventare l’attacco dei black bloc. Andando contro tutti gli articoli della Costituzione, e i principi di una democrazia non tarocca e fai da te qual è quella esistente in Italia, un libero cittadino che desidera manifestare con altri, scendere in piazza con cartelli e striscioni e dar vita a un corteo che non è neppure antigovernativo ma solo anticapitalistico, o si dota di un servizio d’ordine costituito da nerboruti avanguardisti o e meglio che se ne stia a casa. “E ‘sti cazzi”? come direbbero gli inglesi. Se un gruppo di contribuenti, o aspiranti tali, vuole dimostrare il suo dissenso scendendo in piazza, dovrebbe poter essere messo nelle condizioni di farlo e a tutelarli dovrebbero essere le forze dell’ordine e non i body-guard assoldati per l’occasione. Erano settimane che sulla rete il tam tam dei violenti andava avanti. Erano settimane che tutti sapevano che a Roma si sarebbe radunato il peggio dell’Europa in termini di “gioventù bruciata”. Perché proprio a Roma? "Perché in nessun paese europeo esiste un governo come il nostro", ha risposto un indignado alla Berlinguer. Erano settimane che Roma si preparava a questo avvenimento e tutti erano perfettamente consapevoli dei rischi che avrebbero corso la città e i manifestanti. Ma come a Genova, e come in un incubo, all’improvviso si sono materializzati anche nella capitale i black bloc. Arrivano, si radunano, e al segnale del leader scatenano l’inferno. Vi ricorda qualcosa? Esatto. I black bloc si conoscono. Si sa perfettamente chi sono, dove abitano e come buttano quotidianamente il loro tempo e la loro vita. Sono i teorici di una anarchia che non esiste se non nel loro cervello malato e da sindrome del branco perché, presi uno ad uno, sono solo delle pecore più vigliacche delle pecore. Tutti li conoscono. I servizi segreti, la Digos, i Carabinieri e le squadre speciali della Guardia di Finanza ma nessuno li ferma: perché? Potremmo addentrarci in spericolate analisi fantapolitiche ma, rischiando una pericolosa dietrologia, ci fermiamo qui consci che la teoria kossighiana dell’infiltrato inconsapevole è ancora maledettamente valida e messa in atto da chi non può che trarre vantaggio dalla violenza pura fine e se stessa. Il primo vantaggio, indiscutibile, è che tutti gli organi di disinformazione hanno parlato delle violenze e non del perché centinaia di migliaia di persone si sono radunate. Il secondo vantaggio è che Maroni è già pronto a dare l’ennesimo giro di vite ai cortei dei liberi cittadini e sta pensando di introdurre la "tessera del manifestante", tutti schedati e fanculo la libertà di associazione. Il terzo è che una vetrina in frantumi fa più rumore di cento voci che cantano “Bella ciao”. Il quarto è che alla violenza si risponde di solito con l’uomo forte e solo, al comando. Il quinto è che non si è persa l’occasione per solidarizzare con le forze dell’ordine dopo che questo governo gli ha tagliato 62 milioni di euro per adeguarne le strutture. Ma di ieri ci hanno colpito due cose. La prima è che, caso più unico che raro, i manifestanti hanno applaudito i carabinieri e i poliziotti che hanno cercato di arginare i violenti. La seconda è che sono stati gli stessi manifestanti che hanno tentato di isolare i black bloc chiamandoli con il loro vero nome: “fascisti”. Questa è l’Italia che ci piace, il paese che scende in strada e occupa le piazze per dire “basta”, e che prende decisamente le distanze da chi cerca scientemente di portare l’asse del ragionamento sul piano fisico. È l’Italia di Mario Draghi che dice “peccato” per la violenza ma che “comprende” le ragioni dei manifestanti non violenti. Di tutte le immagini che ci hanno colpito ieri ne abbiamo scelta una, presa da Repubblica, in cui su vedono i black bloc fracassare un bancomat e un signore, a lato, che guarda e non interviene. Non muove un dito anzi, sembra tenere sotto controllo il lavoro dei guastatori. A noi è tornata in mente Giorgiana Masi. Le altre considerazioni le lasciamo a voi.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Queste sono le domande vere che un cittadino medio dovrebbe farsi. Le risposte le hai date tu con le "sospensioni". Grande Max.
Marco

anthos ha detto...

questo paese non cambierà mai, dagli anni '70 ad oggi la paura del "comunismo" autorizza i servizi segreti o chi per loro ad intervenire...sempre.
bello, bellissimo il ricordo di Giorgiana Masi

Anonimo ha detto...

Stupendo articolo Max.
Buona domenica per leggerlo e rileggerlo.
michaela

Anonimo ha detto...

Oggi ti sei superato.
an-arché

Anonimo ha detto...

Max: mi sono riletta il pezzo di oggi. Perché non lo riproponi anche domani? Oggi non l'hanno letto in molti. Eppure quello che c'è scritto qui oggi, è assolutamente necessario, per contribuire a formare lo spirito critico delle persone.
Repetita iuvant...

michaela

Anonimo ha detto...

Sei caduto nel tranello Max, hai parlato di violenti e violenza e le vere ragioni degli Indignados sono bruciate insieme al blindato della polizia.

Siamo come la Grecia, stesse manifestazioni stessa violenza stessa paura del futuro.

Non basta un casco nero in testa per fare un black block è la disperazione che ti trasforma in quello che non sei.

Mi dispiace. Alberto Rossi (freeplayer)

Max Consorti ha detto...

Sarebbe molto divertente scoprire chi, alla fine, è caduto nel tranello. Qui non stiamo parlando della presa del Palazzo d'Inverno ma di violenza stupida, gratuita, inutile, manovrata, presa magari in qualche CPA e portata in piazza con i potenti mezzi dei servizi. Stiamo parlando di violenza ottusa che nulla ha di rivoluzionario ma molto di criminale e la rivoluzione, tu me lo insegni, è un atto di ribellione che colpisce e incendia i palazzi del potere e non le Panda a rate di una co.co.co. Questa non è anarchia, solo volgare, costruita, delinquenza. E chi si permette di parlare di "partigiani" o di "rivoluzionari" o di "disperati" rivolgendosi ai fascisti black bloc si rilegga la storia, il resto è tempo perso.

Anonimo ha detto...

Inutile indignarsi per le macchine andate distrutte o per la violenza gratuita che si è vista, come mai nessuno di noi si indigna per la guerra in Afghanistan o per i bombardieri italiani che guarda caso bombardano, quali sono gli effetti collaterali della guerra? Lo sappiamo molto bene Max.

Siamo indignati davanti alla violenza ma nascosti, nascosti dietro i nostri monitor a scrivere sentenze e commenti perché alla fine è così che il sistema ci ha ridotti. Pensaci!
Proviamo a stare in cassa integrazione a 600 euro al mese con due figli e mutuo, proviamo a cercare lavoro con una famiglia sulle spalle, proviamo ad avere figli che attraversano l’Atlantico per lavorare, proviamo a vivere come disoccupati e precari o semplicemente proviamo a vivere senza un futuro ignorati dall’economia e dalla politica.
Cosa ci resta dei nostri ideali dopo aver visto e toccato le pagliacciate politiche degli ultimi anni, la compravendita della maggioranza e degli incarichi, a questa gente non affido il mio futuro, perché se cosi fosse, allora arrestatemi perché sono black block anch’io!
…….. il resto è tempo perso, Max.

Alberto Rossi (freeplayer)

Max Consorti ha detto...

"Proviamo a stare in cassa integrazione a 600 euro al mese con due figli e mutuo, proviamo a cercare lavoro con una famiglia sulle spalle, proviamo ad avere figli che attraversano l’Atlantico per lavorare, proviamo a vivere come disoccupati e precari o semplicemente proviamo a vivere senza un futuro ignorati dall’economia e dalla politica...". Caro Alberto, le categorie sociali che citi, a Roma stavano dall'altra parte. Non hanno divelto sanpietrini né incendiato cellulari di carabinieri. Gli indignados di Roma non erano fascisti come i black bloc, erano i disperati veri che, dopo anni, si sono decisi finalmente di scendere in piazza. E' un primo passo, ma decisivo. E ti prego, non confondere l'ottusità con lo spirito rivoluzionario, è tutta un'altra storia.

Anonimo ha detto...

Da Termini Imerese fino ai pastori Sardi passando attraverso tutti gli indignados scoionados disoccupados d’Italia di ogni forma categoria e sorta, il manganello democratico della polizia gli ha battezzati tutti indistintamente.
Volevano solo protestare farsi sentire in maniera pacifica davanti ai palazzi del potere, ebbene quante volte sono stati picchiati tenuti in un angolo nascosto della piazza o confinati in una via laterale derisi e sbeffeggiati dai politici che “dovevano” e “devono”dar loro risposte.
A cosa è servito protestare democraticamente?
A niente!

Vedi Max i miei figli non hanno dato in mano a questa classe politica il loro futuro, se ne sono andati via; se ne sono andati insieme ad altri 70.000 giovani che ogni anno lasciano il nostro paese. Questo vuol dire diventare poveri, poveri come stato intendo ma veramente poveri a 360 gradi; con il nostro denaro salviamo le banche e mandiamo a quel paese gli operai ………….

Nessuno si indigna?

Alberto Rossi (freeplayer)